| 📁 Categoria | Lettere CON.SI.PE. |
| 📅 Data | 31/01/2026 |
La scrivente Organizzazione Sindacale, nell’esercizio delle proprie prerogative di tutela del personale e di salvaguardia dell’efficienza istituzionale, intende sottoporre alla Sua attenzione una riflessione non più differibile circa l’attuale assetto dipartimentale del Ministero.
A distanza di dieci anni dall’istituzione del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità (D.G.M.C.), avvenuta con il D.P.C.M. 84/2015, l’analisi dell’impatto operativo sulla Polizia Penitenziaria non può che definirsi fallimentare. La frammentazione del Corpo tra due Dipartimenti ha generato una dicotomia amministrativa e gestionale che ha indebolito l’unitarietà del comando, penalizzando la crescita professionale degli operatori e la fluidità dei processi di sicurezza.
È ferma convinzione di questa Segreteria che sia giunto il momento di procedere a una riforma organica che preveda:
- Il riassorbimento del DGMC nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
La separazione tra adulti, minori ed esecuzione esterna ha prodotto una duplicazione di costi burocratici e una dispersione di risorse umane. Riportare le competenze del settore minorile e dell’esecuzione esterna sotto un’unica regia dipartimentale consentirebbe una reale razionalizzazione della spesa e una gestione integrata della sicurezza nazionale. - L’istituzione della Direzione Generale del Corpo
Il Corpo di Polizia Penitenziaria necessita di una governance tecnica, guidata da dirigenti del Corpo medesimo, che possa finalmente sovrintendere in modo autonomo e specialistico a tutte le articolazioni operative. In tale alveo, si rende necessaria la creazione della Direzione Generale delle Specialità del Corpo. - La valorizzazione delle specializzazioni
All’interno della istituenda Direzione Generale delle Specialità, devono essere ricollocati e coordinati i servizi della Giustizia Minorile (CPA e IPM); I nuclei addetti al controllo nell’ambito dell’Esecuzione Penale Esterna (UEPE).
Si tratta di personale altamente specializzato che oggi opera in un limbo dipartimentale. La loro ricollocazione sotto una direzione tecnica di polizia non è solo una questione di identità, ma una necessità operativa: il monitoraggio del territorio e la gestione dei soggetti sottoposti a misure restrittive o educative richiedono una catena di comando uniforme e professionalmente omogenea.
Signor Ministro, i recenti fatti di cronaca – non ultima l’evasione e la brillante cattura lampo presso il CPA di Sassari – dimostrano che la professionalità degli agenti è il solo argine alle carenze strutturali delle sedi minorili. Tuttavia, il “fattore umano” non può continuare a supplire alle inefficienze di un modello organizzativo frammentato.
Il CON.SI.PE. chiede pertanto l’apertura di un tavolo di confronto urgente per discutere il superamento del modello DGMC e l’avvio del percorso normativo verso una Direzione Generale del Corpo che includa, coordini e valorizzi ogni sua specialità.
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