| 📁 Categoria | Lettere CON.SI.PE. |
| 📅 Data | 12/02/2026 |
Con la presente si intende sottoporre alla Vostra cortese attenzione una riflessione, franca e accorata, in merito alle misure contenute nello schema di decreto recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza, specificamente per quanto attiene all’articolo che prevede la trasformazione dell’Ente di Assistenza per il personale dell’Amministrazione Penitenziaria (E.A.P.) in Fondazione di diritto privato.
Non possiamo non riconoscere, in premessa, il cambio di passo che ha caratterizzato l’azione politica di questo Governo e, in particolare, del Sottosegretario DEL MASTRO sin dal suo insediamento. Abbiamo assistito a una stagione di rinnovata attenzione verso il Corpo di Polizia Penitenziaria: l’arrivo di nuove dotazioni, l’impegno sulle assunzioni, la difesa dell’operato degli agenti e il riconoscimento della specificità del nostro lavoro sono fatti tangibili che hanno restituito dignità a chi opera nelle trincee penitenziarie. Per la prima volta dopo anni, il Corpo ha sentito di aver “ricevuto” dalle istituzioni, anziché dover cedere. È proprio alla luce di questo percorso virtuoso che la proposta di trasformare l’Ente di Assistenza in una Fondazione privata appare come una nota stonata, un’inversione di tendenza che rischia di essere percepita dal personale non come un’evoluzione, ma come una sottrazione.
L’Ente di Assistenza, istituito dall’art. 41 della Legge 395/1990, non è un semplice ufficio burocratico: è un pilastro identitario nato con la riforma del Corpo, pensato per garantire che lo Stato si prenda cura dei suoi servitori e delle loro famiglie, specialmente nei momenti di difficoltà (orfani, malattie, sussidi). Trasformarlo in un soggetto di diritto privato, seppur sotto il controllo pubblico, trasmette un messaggio pericoloso: che lo Stato voglia disimpegnarsi dalla gestione diretta del benessere dei suoi agenti, delegandola alle logiche del mercato, alle incertezze delle donazioni private e alle fluttuazioni economiche tipiche del Terzo Settore. Per la prima volta, questo Sottosegretariato, che finora ha sempre “dato”, si troverebbe nella posizione di “levare” un pezzo importante di sovranità e garanzia pubblica al Corpo.
Privatizzare l’assistenza significa indebolire quel legame indissolubile tra l’Amministrazione e il dipendente, trasformando un diritto statutario in una prestazione erogata da una fondazione esterna. Non neghiamo che l’attuale gestione dell’Ente necessiti di correttivi. Tuttavia, la soluzione non è abbatterne la natura pubblica, ma farlo ripartire. Riteniamo che la strada maestra sia avviare, con urgenza e con il coinvolgimento delle parti sociali, quelle modifiche strutturali e regolamentari necessarie a rendere l’Ente attuale più snello, trasparente ed efficiente:
Semplificazione delle procedure di spesa, per garantire sussidi immediati a chi ne ha bisogno.
Valorizzazione delle gestioni periferiche (spacci e mense), internalizzando realmente i profitti per reinvestirli nel benessere del personale, senza ricorrere a veicoli societari esterni. Potenziamento della governance pubblica, mantenendo il controllo saldo nelle mani dell’Amministrazione e dei rappresentanti dei lavoratori, senza diluirlo in organi di fondazione aperti a soggetti estranei.
Vi chiediamo, pertanto, di stralciare la norma sulla Fondazione dal pacchetto sicurezza. Non priviamo la Polizia Penitenziaria della sua “casa” assistenziale pubblica. Lavoriamo invece insieme per ristrutturarla, rendendola moderna ed efficiente, confermando così quella linea di vicinanza e supporto concreto che ha contraddistinto fino ad oggi il Vostro mandato.
Certi di un Vostro attento ascolto, si porgono distinti saluti
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