| 📁 Categoria | Lettere CON.SI.PE. |
| ✍️ Firmato da | Presidente CON.SI.PE |
| 📮 Destinatario | polizia Penitenziaria |
| 📅 Data | 23/04/2026 |
La scrivente Confederazione CON.SI.PE. non è più disposta a tollerare il silenzio assordante
dell’Amministrazione di fronte al sistematico “massacro” dei poliziotti penitenziari in servizio
presso la Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza.
I dati in nostro possesso, riferiti all’ultimo anno solare (Aprile 2025 – Aprile 2026), delineano
un vero e proprio bollettino di guerra, non degno di un Paese civile e di un’Amministrazione
che dovrebbe tutelare i propri servitori:
- 31 Eventi Critici (Aggressioni): Una media di quasi tre aggressioni al mese.
- 59 Poliziotti Feriti: Colleghi che hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere, subendo
lesioni gravi e, in casi recenti, sfregi permanenti. - Sovraffollamento Fuori Controllo: A fronte di una capienza regolamentare di 279 posti,
l’istituto ospita oggi 482 detenuti (quasi il 173% di occupazione). - Emergenza Psichiatrica: Il 30% della popolazione detenuta è affetto da patologie
psichiatriche, trasformando il carcere in un surrogato improprio di strutture sanitarie,
senza che il personale di Polizia abbia gli strumenti o le competenze cliniche per gestire
tali criticità.
Nonostante una pianta organica prevista di 268 unità, la forza realmente presente si attesta
a soli 200 uomini. Un deficit di 68 unità che costringe il personale a turni massacranti, alla
soppressione dei diritti minimi e, soprattutto, all’impossibilità di operare in sicurezza.
Per queste ragioni, il CON.SI.PE. annuncia ufficialmente una manifestazione di protesta
con SIT-IN per il giorno 7 MAGGIO 2026, a partire dalle ore 10:00, davanti ai cancelli
della Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza.
Saremo in piazza per gridare “Basta!” al sacrificio umano dei nostri colleghi.
Chiediamo interventi immediati: sfollamento dei detenuti in eccesso, invio di contingenti di
supporto e una gestione della sanità penitenziaria che non ricada esclusivamente sulle spalle
degli agenti.
Se lo Stato non è in grado di difendere chi lo rappresenta nelle sezioni detentive, sarà il
sindacato a farlo nelle piazze.