CATANIA – +++ 21 APRILE 2026
Non è più un carcere, è un campo di battaglia dove lo Stato sembra aver issato bandiera bianca. Il pomeriggio di follia registrato presso la Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza è l’ennesimo atto di una tragedia annunciata che vede, ancora una volta, la Polizia Penitenziaria nel ruolo di vittima sacrificale. Un detenuto italiano, volto già noto alle cronache interne per la sua ferocia e proveniente dal circuito minorile, ha scatenato un inferno di inaudita violenza nonostante fosse già sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14 bis. L’aggressione è scattata con una brutalità agghiacciante: l’uomo ha colpito violentemente al volto l’Ispettore di servizio utilizzando una padella come arma impropria, per poi scagliarsi contro il personale intervenuto. Il bilancio è quello di un bollettino di guerra: un Assistente ha riportato la frattura del metacarpo della mano destra nel tentativo di contenere la furia del soggetto, mentre altri quattro agenti sono stati trasportati in ospedale con contusioni e traumi vari. Non contento, l’aggressore ha concluso la sua sfida alle istituzioni arrampicandosi sul tetto dei passeggi, in un estremo tentativo di ricatto mediatico e istituzionale, pretendendo la presenza del Magistrato di Sorveglianza.Sulla vicenda interviene con durezza il Presidente del CON.SI.PE., Mimmo Nicotra, che punta il dito contro un sistema gestionale ormai al collasso. "Siamo di fronte all'ennesimo fallimento della politica penitenziaria italiana," dichiara Nicotra. "Com’è possibile che un soggetto già classificato come pericoloso e avvezzo all'aggressione possa ancora disporre di oggetti atti a offendere e agire con tale facilità? L’Ispettore colpito e i colleghi feriti non sono solo vittime di un criminale, ma di un’amministrazione che non garantisce i livelli minimi di sicurezza sul lavoro. Piazza Lanza è una polveriera e noi siamo stanchi di contare i feriti." La strategia del sindacato è ora improntata alla tolleranza zero: il CON.SI.PE. chiede l’immediato allontanamento del detenuto dalla regione Sicilia, l’applicazione di regimi detentivi di massima sicurezza che azzerino il contatto fisico con il personale e l’invio immediato di rinforzi e strumenti di difesa non letale. "Lo Stato non può e non deve trattare con chi sale sui tetti dopo aver mandato sei servitori dello Stato in ospedale," incalza Nicotra, preannunciando azioni legali contro il DAP per la violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La tensione resta altissima e il sindacato promette battaglia: la sicurezza degli agenti non può più essere il prezzo da pagare per l’inefficienza del sistema.
Mimmo Nicotra cell 3289335733
COMUNICATO STAMPA CATANIA – POLIZIA PENITENZIARIA AL MACELLO: FOLLIA A PIAZZA LANZA, ISPETTORE SFREGIATO E AGENTI IN OSPEDALE
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