Roma, 3 ottobre 2026 – «Mentre le carceri italiane affrontano una delle crisi operative più pesanti degli ultimi decenni tra sovraffollamento e continue aggressioni, assistiamo con rammarico alla difesa di anacronistiche riserve gerarchiche da parte di chi vorrebbe riportare le lancette dell’orologio indietro di quasi quarant’anni».
Così il Presidente del CON.SI.P.E. replica alla nota del Si.Di.Pe. che contesta le disposizioni sulla sicurezza emanate dalla Direzione Generale delle Specialità del Corpo di Polizia Penitenziaria.
«Il Corpo di Polizia Penitenziaria non è più quello del 1990: oggi vanta una propria classe dirigente, competenze investigative, reparti di pronto intervento e articolazioni specialistiche centrali. Pretendere che un Primo Dirigente o un Comandante di Reparto debba subire limitazioni operative da una catena gerarchica esterna alla propria divisa è un controsenso logico e un pericolo concreto per chi lavora nelle sezioni e nei servizi di traduzione e piantonamento».
«Il Direttore d’istituto faccia il Direttore: coordini l’amministrazione, garantisca i percorsi trattamentali e detti gli indirizzi generali della struttura. Ma l’impiego operativo, le regole d’ingaggio, i modelli di sicurezza e la gestione delle traduzioni devono restare esclusivamente in mano alla Polizia Penitenziaria e ai suoi Comandanti».
«Non si tratta di creare alcuna “amministrazione parallela”, ma di applicare un principio di civiltà organizzativa: chi risponde della sicurezza e rischia sulla propria pelle deve avere il comando reale delle operazioni. Il CON.SI.P.E. chiede al Sottosegretario, con delega alla Polizia Penitenziaria, Balboni e al Capo del Dipartimento De Michele di non cedere a veti burocratici e di aprire subito il cantiere normativo per riscrivere l’art. 9 della Legge 395/1990: via la subordinazione gerarchica al Direttore, spazio a una moderna dipendenza funzionale».
Domenico Nicotra cell 3289335733
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