Roma, 06 Luglio 2026 – “L’ultimo gravissimo episodio registrato nella Casa Circondariale di Frosinone, dove un detenuto già noto per la sua spiccata aggressività ha ridotto un agente al pronto soccorso e ha letteralmente messo a ferro e fuoco un'intera sezione, non è una semplice fatalità, ma la diretta conseguenza di una gestione dei flussi detentivi che definire fallimentare è un eufemismo”. A dichiararlo è Mimmo Nicotra, Presidente della Confederazione Sindacati Penitenziari (CON.SI.PE.).
“Il soggetto in questione – spiega Nicotra – era giunto a Frosinone da pochissimo tempo, allontanato da un altro istituto proprio per pregressi atti di violenza contro il personale. Ci chiediamo quale logica strategica guidi l'Amministrazione Penitenziaria: spostare un elemento destabilizzante da un carcere all'altro non significa fare sicurezza, significa solo scegliere dove e quando far esplodere la prossima bomba a orologeria. Frosinone non può diventare la discarica sociale del distretto, specialmente a parità di risorse umane e strumentali”.
Secondo la ricostruzione del sindacato, il ristretto ha usato il pretesto della somministrazione dei farmaci per scatenare il caos, aggredendo il poliziotto di servizio al torace e, successivamente, allagando i locali con un idrante e cospargendo il pavimento di sapone per bloccare i rinforzi.
“Siamo davanti a vere e proprie tattiche di guerriglia – incalza il Presidente CON.SI.PE. – che mettono a nudo la totale assenza di protocolli di intervento rapidi ed efficaci. Non possiamo più tollerare che la Polizia Penitenziaria operi in condizioni di perenne inferiorità numerica e tattica. Al Capo del DAP Stefano Carmine De Michele e al Vice Capo Massimo Parisi chiediamo un cambio di passo immediato: i detenuti che aggrediscono il personale non devono girare l'Italia in un tour turistico delle carceri, ma vanno ristretti in sezioni speciali a custodia chiusa, senza sconti e senza concessioni. Esprimiamo la massima solidarietà al collega ferito, ma la solidarietà da sola non ferma le aggressioni. Servono provvedimenti disciplinari e penali esemplari”, conclude Nicotra
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