| 📁 Categoria | Lettere CON.SI.PE. |
| 📅 Data | 07/09/2026 |
La scrivente Confederazione Sindacati Penitenziari (CON.SI.PE.), in rappresentanza delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, intende portare alla Sua diretta attenzione una questione di fondamentale rilevanza strategica per la tenuta dell’ordine e della sicurezza all’interno degli Istituti penitenziari della Repubblica.
Abbiamo appreso con estrema attenzione degli esiti del tavolo di confronto del 3 settembre u.s. tra i vertici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e le Organizzazioni Sindacali di categoria, relativo alla definizione e revisione dell’«Atto Ordinativo Unico degli Uffici Territoriali» della Polizia di Stato. Un provvedimento che ridisegna la mappa operativa delle Questure, delle articolazioni investigative e specialistiche, calibrando responsabilità, organici e gerarchie dirigenziali in
base alle effettive e mutate esigenze di sicurezza del Paese.
Tale determinazione, pur salutata favorevolmente sul piano dell’ammodernamento istituzionale del Comparto, pone in evidenza – per drammatico contrasto – l’inaccettabile immobilismo strutturale in cui continua a versare il Corpo di Polizia Penitenziaria.
Mentre il Ministero dell’Interno pianifica e struttura scientificamente i propri presidi territoriali, nell’Amministrazione Penitenziaria si assiste a una gestione quotidiana affidata alla sola capacità di resilienza del personale in prima linea.
Piante organiche ferme a decreti oramai anacronistici e mai pienamente operativi sul territorio, sovraffollamento carcerario record, sezioni detentive sature e quotidiane aggressioni ai danni dei colleghi compongono una realtà non più tollerabile.
A ciò si aggiunge un assetto di comando e di coordinamento territoriale (dai Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, al NIC, fino ai reparti interni) gravato da responsabilità penali, civili e disciplinari crescenti, prive del corrispondente riconoscimento ordinativo, logistico e giuridico-economico.
Il principio dell’equi ordinazione all’interno del Comparto Sicurezza e Difesa non può rimanere un enunciato teorico o valere solo a corrente alternata. Non è ammissibile che una forza di polizia ad ordinamento civile dello Stato, preposta a garantire la legalità nei contesti operativi più critici della Nazione, venga relegata al rango di forza residuale, governata mediante continue circolari tampone ed emergenziali anziché attraverso un piano strutturato di revisione ordinativa.
Alla luce di quanto esposto, la CON.SI.PE. CHIEDE:
Piena valorizzazione e tutele per il personale di tutti i ruoli: a partire dalla dirigenza penitenziaria e dai funzionari fino al personale del ruolo agenti e assistenti, con l’adeguamento delle tutele legali, operative e contrattuali agli standard delle consorelle Forze
di Polizia. L’immediata convocazione di un tavolo di confronto politico-istituzionale volto alla stesura di un vero e proprio «Atto Ordinativo dei Presidi Territoriali della Polizia Penitenziaria», che ridefinisca ruoli, carichi di lavoro sostenibili, standard di sicurezza inderogabili e livelli di impiego minimi del personale negli istituti e nei servizi specialistici;
Il vincolo inderogabile delle dotazioni organiche effettive: nessuna apertura di nuovi padiglioni, sezioni detentive differenziate o incremento di servizi esterni deve avvenire a invarianza di risorse o prosciugando i reparti già al collasso; Il Corpo di Polizia Penitenziaria merita rispetto e pari dignità ordinativa. Confidando nell’attenzione e nella consueta sensibilità verso le istanze del personale di polizia della S.V., rimaniamo in attesa di un celere e concreto riscontro.
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