Roma, 28 luglio 2026 Mimmo Nicotra (CON.SI.PE.): "Sconcertante cercare interlocuzioni con chi ha vissuto la detenzione invece di ascoltare chi gestisce la sicurezza e gli istituti ogni giorno."
Le recenti dichiarazioni del Dott. De Lucia hanno messo a nudo una realtà che questa Organizzazione Sindacale denuncia da anni: il sistema penitenziario italiano si trova in una condizione di abbandono, disordine organizzativo e criticità sistemiche non più sostenibili. Ridurre tali rilievi a mere valutazioni personali significa rifiutarsi di affrontare i problemi reali con la dovuta serietà istituzionale.
In questo scenario già drammatico, desta profonda perplessità l’incontro avvenuto in data 27 luglio presso il Ministero della Giustizia tra il Ministro Carlo Nordio e il Sig. Gianni Alemanno per un confronto sulla situazione delle carceri italiane.
Pur nel rispetto delle dinamiche istituzionali, appare inopportuno e fuorviante che il Ministero cerchi spunti di riflessione con chi ha vissuto l'esperienza detentiva, accantonando il confronto prioritario con la Polizia Penitenziaria, i dirigenti e le strutture amministrative che garantiscono la legalità negli istituti a prezzo di enormi sacrifici quotidiani.
Gravissima, inoltre, la narrazione che attribuisce a un presunto "disguido burocratico" il ricorso per Cassazione promosso nei confronti del Sig. Alemanno. Tale rappresentazione sminuisce il lavoro della Direzione Generale, dell’Ufficio V – Alta Sicurezza e di tutti gli operatori chiamati a tutelare l'ordine e la legalità, generando un pericoloso effetto delegittimante verso chi opera nell'interesse dello Stato. La CON.SI.PE. ribadisce che la crisi del sistema penitenziario non si risolve con passerelle o confronti estemporanei, ma affrontando concretamente il sovraffollamento, la carenza organica e la sicurezza del personale. Si chiede al Ministro Nordio un immediato cambio di rotta e il rispetto dovuto alle professionalità del comparto.
Mimmo Nicotra Presidente CON.SI.PE.cell 3289335733
CARCERI AL COLLASSO: IL MINISTERO IGNORA LE PROFESSIONALITÀ E DELEGITTIMA IL LAVORO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA
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