| 📁 Categoria | Ultime News |
| 📅 Data | 05/10/2026 |
La scrivente Confederazione Sindacati Penitenziari (CON.SI.PE.), in qualità di massima espressione di rappresentanza del personale del Corpo di polizia penitenziaria, interviene con assoluta fermezza e profondo sdegno in merito alla nota in oggetto, che palesa in modo inequivocabile le disfunzioni, la miopia gestionale e la totale assenza di una visione d’insieme che continuano ad affliggere gli uffici centrali di questo Dipartimento.
L’esame dei dati trasmessi restituisce un quadro a dir poco inaccettabile: a fronte di un’esigua e insoddisfacente platea di soli 42 partecipanti, l’Amministrazione ha pensato bene di stroncare sul nascere ogni prospettiva di rilancio attraverso una serie sistematica di «Pareri Sfavorevoli» che rasenta l’accanimento procedurale e mortifica le legittime aspettative del personale.Il dato che più di ogni altro supera i confini del paradosso e smaschera la profonda disarmonia e l’autoreferenzialità dei dipartimenti del DAP è quello relativo alla DGDT (Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento): ben 27 pareri sfavorevoli provengono dall’interno della stessa Direzione, azzerando di fatto la totalità dei colleghi di quell’ufficio che avevano manifestato la propria disponibilità.
Siamo di fronte all’evidenza plastica che la tanto millantata collaborazione armoniosa all’interno del DAP semplicemente non esiste. Ciascuna Direzione Generale e ciascun ufficio operano rigidamente in regime di autoreferenzialità, incuranti delle esigenze generali del Corpo e pronte a calpestare la dignità professionale degli operatori.
Come si può pretendere di far decollare una struttura strategica di vertice come la nuova Direzione Generale delle Specialità, guidata dal Dott. Augusto Zaccariello, se i reparti di provenienza ergono barriere, blindano il personale e bocciano in blocco le istanze con pareri negativi preconcetti e ostruzionistici?
Questa condotta schizofrenica dell’Amministrazione assume i contorni dell’offesa istituzionale se la si collega alle recenti e gravi vicende che ci hanno visto costretti a intervenire — proprio nei giorni scorsi e nei confronti della DGDT — in merito alla corresponsione del FESI (Fondo per l’efficienza dei Servizi Istituzionali).
Da un lato, infatti, l’Amministrazione adotta una linea punitiva e svalutante, negando al medesimo personale in servizio presso gli uffici centrali quelle fasce di merito, quei riconoscimenti e quelle tutele economiche a cui avrebbe pieno diritto, trattandolo di fatto come manovalanza di serie B, buona solo per smaltire la mole di lavoro burocratico senza ricevere alcuna gratificazione economica proporzionata alle responsabilità.
Dall’altro lato, però, nel momento esatto in cui quelle stesse unità provano a far valere le proprie aspirazioni professionali partecipando a un interpello per la mobilità e l’impiego specialistico, improvvisamente quelle stesse persone — considerate inadeguate o «invisibili» ai fini delle fasce di merito del FESI — diventano d’incanto «insostituibili», blindate nei propri uffici da un muro di pareri sfavorevoli in blocco che ne impedisce qualsiasi movimento.
È la prova di un cortocircuito inaccettabile: il personale viene svalutato quando si tratta di retribuirne il merito e l’impegno economico, ma diventa improvvisamente di proprietà esclusiva dell’ufficio e incomprimibile quando manifesta legittime ambizioni di carriera.
La CON.SI.PE. non tollererà questo inaccettabile gioco delle parti sulla pelle dei poliziotti.
Alla luce di una situazione così grave e non più tollerabile, la CON.SI.PE. richiede formalmente e con carattere d’urgenza:
L’annullamento in autotutela dei pareri sfavorevoli illegittimi e immotivati, imponendo criteridi valutazione trasparenti, oggettivi e uniformi su scala nazionale, che impediscano la gestione discrezionale e padronale delle risorse umane da parte dei singoli uffici di appartenenza. Un autorevole intervento del Capo del Dipartimento volto a commissariare questa deriva burocratica, ristabilendo il principio di leale collaborazione e garantendo concretezza operativa alla Direzione Generale delle Specialità, senza mortificare le aspirazioni di chi serve lo Stato con sacrificio quotidiano. La Polizia Penitenziaria non può e non deve restare ostaggio di faide burocratiche e feudi interni. Nel confidare in un tempestivo riscontro e in un autorevole intervento risolutivo, la scrivente si riserva ogni più incisiva e decisa forma di mobilitazione sindacale a tutela dei poliziotti.
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