COMUNICATO STAMPA
CON.SI.PE. (Confederazione Sindacati Penitenziari) Romano, 14 Ottobre 2026
Abbiamo assistito in questi giorni all’ennesima passerella istituzionale al Senato, dove esponenti del Governo e direttori generali hanno celebrato il “nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”, sbandierando investimenti per 280 milioni di euro destinati a progetti di inclusione e formazione per i detenuti (i cosiddetti progetti Amadè, Amas, Amami).
Come Presidente del CON.SI.PE., parlando a nome delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, sento il dovere di denunciare quella che è, a tutti gli effetti, nient’altro che propaganda mirata alla campagna elettorale.
È intollerabile ascoltare la retorica della politica che ci definisce “eroi” per poi nei fatti abbandonarci al nostro destino. Si parla di dignità, di riqualificazione degli spazi e di umanizzazione della pena per chi ha infranto la legge, ma ci si dimentica completamente di chi lo Stato lo rappresenta e lo difende ogni giorno in prima linea, lavorando in condizioni disumane, tra turni massacranti, carenze di organico spaventose e strutture fatiscenti.
La cruda verità, lontana dai salotti buoni dei convegni, è che nel carcere regna il caos che favorisce i mafiosi. Il sistema penitenziario è al collasso e l’assenza di un vero controllo del territorio interno alle sezioni, unita a maglie sempre più larghe mascherate da “trattamento”, sta di fatto consegnando le chiavi degli istituti in mano alla criminalità organizzata.
Il Governo annuncia l’ingresso massiccio di enti del Terzo Settore, cooperative e formatori per far lavorare i detenuti. Benissimo. Ma chi garantirà la sicurezza in queste nuove aree? Chi vigilerà su questo flusso continuo di persone con i nostri organici ridotti all’osso? E soprattutto, se si usano i fondi europei (FESR) per riqualificare le aree di socialità dei detenuti, perché non si spende un euro per ristrutturare le caserme agenti, le garitte e i posti di servizio dove i nostri colleghi respirano muffa e degrado?
Al Governo e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria il CON.SI.PE. lancia un avvertimento chiaro: non accetteremo che questi 280 milioni passino sopra le nostre teste.
Pretendiamo:
- Un Protocollo di Sicurezza Operativa vincolante per l’accesso e la gestione delle nuove aree lavorative e trattamentali.
- Investimenti tecnologici reali per chi indossa l’uniforme: body-cam, scudi protettivi, sistemi anti-drone e jammers per inibire i cellulari, invece di limitarsi ad assumere ingegneri per le piattaforme digitali del curriculum dei detenuti.
L’articolo 27 della Costituzione parla di rieducazione della pena, è vero. Ma non esiste rieducazione senza legalità, e non esiste legalità senza sicurezza. La Polizia Penitenziaria è stanca di pacche sulle spalle: vogliamo tutele vere.
Mimmo Nicotra Presidente Confederazione Sindacati Penitenziari (CON.SI.PE.)
cell 3289335733
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